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Pro ana.
Ieri sera, spinta da un commento, sono capitata su uno di quei blog che vengono detti pro-ana. E ci sono rimasta. Per un paio d'ore ho visitato questi blog dove si esalta la magrezza, dove si celebra l'astinenza dalle calorie, dove minuziosamente vengono riportati pasti assurdi a base di gallette di mais o riso(una) e sottilette (una), dove ragazze alte 1.75 si definiscono obese perchè pesano 63 chili.
Istintivamente mi è preso un moto di rabbia verso l'incoscienza di chi si infligge sofferenze consapevolemente rincorrendo la chimera di un fisico da top model, da velina, da letterina. Poi, riflettendoci e rileggendo, ho provato pena, compassione e tristezza per queste ragazze. E mi sono tornati in mente gli anni che ho passato a cercare anche io di assomigliare ad un ragnetto scheletrico. Alle vittorie apparenti, i dimagrimenti veloci e di grande, stupida, soddisfazione, e a tutte le sconfitte che mi hanno portato, oggi, ad essere quella che sono. A non cacciarmi più un paio di dita in gola dopo ogni pasto, a seguire una dieta per il mio benessere più che per il mio apparire. A quanto sia stato difficile accettarmi per quella che sono, non nonostante quella che sono. A quanto abbia permesso ad altri di decidere della mia vita e del mio peso.
Mi rimane un senso di impotenza. Potrei, come suggerito da un amico, proporre di prendere una decina di queste ragazze e schiaffarle per 10 giorni nel Sahara. Constatando se abbiano il tempo di preoccuparsi per un mezzo etto in più o in meno. Ma, seriamente, penso che si debba fare qualcosa, che noi che ci siamo passate e ne siamo uscite, dovremmo adoperarci per trasmettere la nostra consapevolezza a chi non ce l'ha.
A chi considera una vittoria alimentarsi con meno di 500 calorie al giorno.
C'è assai poca morbidezza in giro, ultimamente.
Molte spigolosità, piuttosto.
Accogliere è meglio che contundere.
Renoir 1889 Una giovane donna con margherite
Trop Model ( Il Giornale - mercoledì 1 febbraio 2006) - Filippo Facci
Ogni anno leggiamo che le maggiorate torneranno di moda e ogni anno le vediamo sempre più anoressiche. Ieri il Giornale raccontava di una modella rimasta senza lavoro perché pesava ben 52 chili. Ebbene, sarà così finché l’opinione pubblica non avrà inteso quel che mass-mediaticamente non riesce a filtrare: che la maggioranza di queste modelle sono semplicemente brutte. Lo sa chiunque vi abbia lavorato, le abbia viste dal vero, abbia percepito il saldo tra come appaiono di persona e come in immagine: è un saldo che sfugge al pubblico ma non a chi le seleziona - che peraltro è quasi sempre gay, e aborrisce la femminilità. Chi le ha viste lo sa: sono degli appendiabiti, di una magrezza da lager, spigolose, con troppo spazio tra una coscia e l’altra. Le ragazzette candidate all’anoressia dovrebbero capirlo: agli uomini le modelle piacciono perlopiù vestite, come sinuoso genere di rappresentanza: ma poi, distese, ne vedono le ossa, il bacino, fanno impressione. E sono le peggiori amanti possibili: troppo autoriflesse, appagate, non hanno niente da riscattare o liberare, niente da dimostrare, sono mezze androgine, hanno una vita così intrisa di sessualità che poi a letto giungono emotivamente scariche, come se la sera portassi una ballerina in discoteca. Questo è notorio sicché l’opinione pubblica, prima o poi, finirà per credervi. Magari, prima o poi, finirò per credervi anch’io.
Disgraziatamente ieri pomeriggio sono capitata su raiuno, dove, all'interno di Domenica In, si parlava delle diete e del periodo natalizio. Ospiti di Mara Venier la simpatica e solare velona Emanuela, Antonio Zecchila, il professor Migliaccio, nutrizionista, Carmen di Pietro, Flaminia Momigliano, che credo sia una giornalista, l'attrice di prosa Erika Blanc e un paio di rappresentanti di case di moda. Il discorso verteva sì sugli stravizi cui si va incontro nel periodo delle feste, ma anche sull'opportunità di mantenere un peso forma che non pregiudichi la salute. A proposito dello stare bene con se stessi, la velona ha raccontato di diversi tentativi di dieta per piacere agli altri, e che ora che si è accettata per quello che è, "acchiappa" di più. Al che Zecchila, con aria di disprezzo, le ha chiesto "ma dove acchiappa?", giustificando si in seguito al rimbrotto della Venier con il fatto che gli sarebbe piaciuto conoscere la provenienza della ragazza. Cretino, non c'è altro da dire.
Mara Venier, supportata anche dall'esperienza di Serena Grandi, che ha perso 20 chili in un anno, ha più volte osservato che lei della dieta se ne frega, che preferisce fare un po' di sport piuttosto che rinunciare alle tagliatelle o alla polenta. Condivido, provare il tapis roulant per credere. Si dimagrisce nel modo giusto facendo poche rinunce. La mia strada è ancora piuttosto lunga, e devo dire che la convinzione non è sempre al massimo, ma devo, e perciò...
I due rappresentanti delle case di moda mi hanno fatto sorridere quando, dopo l'intervento di Erica Blanc che protestava per le microtaglie proposte nelle sfilate e sui giornali, hanno risposto che non sono poi tanto micro, che che basta andare in un liceo e si può vedere che il tipo fisico predomniante è quello proposto da loro, che le adolescenti si sono allargate, e si è passati a presentare modelli di taglia 42-44!!!!
Ora, posto che ci sono moltissime adolescenti con grossi problemi alimentari, sarebbero taglie forti la 42 e la 44? Ma questa gente si rende conto dei danni che può fare?
Voce del buonsenso il professor Migliaccio, che ha proposto di non rinunciare a nulla in queste festività, magari moderando le porzioni. E di cercare di recuperare nel dopo-feste. Ma soprattutto, si è scagliato, giustamente, contro le diete fai da te e quelle proposte dai giornali. Una dieta, ma penso che non sia una novità, va studiata ad hoc per ciascuna persona, in base al suo stato di salute e alle caratteristiche fisiche. Assolutamente fuori discussione improvvisare.
Ho letto il post di Samie e dico la mia in proposito.
Certamente vivere male il proprio corpo fa stare male.
Io come ho detto tante volte, lo vivo meglio adesso da grassa e vecchia che non quando avevo 20 anni ed ero 55 chili.
Il fatto poi di come ci si veste, questo dipende da COME CI SI SENTE.
Conosco persone di taglia forte che sono sempre curatissime, ben vestite , ben truccate e fresche di parrucchiera e ne conosco di magre che sono sempre con tuta stropicciata, capelli arruffati e scarpe infangate.
Questo credo dipenda da come uno decide di essere e non dal fatto di essere grassi o magri.
Per caso oggi ho guardato la prima puntata di un telefilm dove si parla della vita di Cristie Alley che è ingrassata tanto e nessuno la vuole come attrice.
La cosa che mi ha fatto pensare molto è come la gente guarda una persona obesa, come se fosse un fenomeno da baraccone .
Sapete come dice quel detto...non fare agli altri cio' che non vorresti fosse fatto a te?
Io in genere nella vita ci penso sempre a come mi comporto con le persone e cerco di essere rispettosa della loro dignita'.
Non riesco proprio a comprendere queste persone e cosa passa loro per la testa.
Io ,oggi, mentre guardavo il telefilm e guardavo quella donna rotonda vedevo solo una bella donna, mentre nel film facevano vedere che tuitti la seguivano con lo sguardo e la guardavano male.
Ed è quello che capita a me in vacanza....ma a me non interessa nulla, ma se guardano male chi sta con me, allora mi inferocisco.
Io ho una amica molto alta e obesa, anche se è calata grazie ad un intervento.
Io credo che sia una donna bellissima e mi incanto a guardarla.
Lei ha due figlie altissime e bellissime....naturalmente a causa di questa loro altezza devono sopportare commenti stupidi e sguardi indiscreti.
Insomma, ma come dobbiamo essere...? dobbiamo essere tutti uguali per non avere problemi?
Beh..io di problemi non ne ho e sono contenta di essere come sono...
Ferny
Un'amica cara oggi mi ha buttato là questo link...
Da quel poco che ho visto (magari poi lo guarderò con calma) questo blog di Horrya-Isabella merita di essere citato qui non solo per quel post.
Ho letto con interesse il post di gattasofia e i vostri relativi commenti. E' da tanto tempo che non scrivo qua così prendo la palla al balzo e dico la mia.
Per molto tempo sono stata imprigionata in un corpo grasso...sì, sì...proprio imprigionata. Mi nascondevo da me stessa e dai miei desideri infagottandomi in abiti extralarge che, mi illudevo, avrebbero nascosto sia rotoletti di grasso che il malessere ed il disagio derivante da un corpo che non sentivo mio.
Ero abile a mentire a me stessa...mi ripetevo...voglio essere non apparire...le persone intelligenti capiranno che c'è altro oltre l'apparenza ...questo corpo che detesto non può costituire un ostacolo tra me e gli altri. Bè, erano cazzate...perché se non ci si ama profondamente non si ha nessuna chance con gli altri...l'odio per te stessa traspare da ogni tuo gesto, dalla trascuratezza che riservi al tuo corpo, dalla totale mancanza di cura che hai nei suoi riguardi!
C'è voluto del tempo per capire questo...per uscire fuori da quella prigione che avevo costruito con le mie mani...la maggiore parte del lavoro in questa direzione l'ho fatto attraverso il blog...leggendo quello che gli altri avevano da dire a riguardo e riflettendo ad alta voce attraverso i miei post. Un aiuto in tal senso me l'hanno data anche splendidi amici (uomini sì!) che mi hanno fatto capire come un aspetto curato ed un corpo in forma siano importanti...ed è importante non ai fini estetici, ma per come ci si sente dentro ad un corpo che noi abbiamo imparato ad amare.
Un'amica, scherzando, mi ha detto che avrebbe pubblicato delle foto che mi ritraevano due anni fa...quando dimostravo 15 anni di più. Non era solo il fatto di essere sovrappeso a darmi quest'aria vecchiotta, ma il fatto che non mi concedevo nessuna possibilità di miglioramento. Quando lei mi vide, al nostro primo raduno, stentava a credere ai suoi occhi: la metamorfosi era già iniziata e lei mi apostrofò dicendomi...dov'è Anna? e alla mia risata divertita proseguì...non posso credere che tu sia quella che ho incontrato l'anno scorso! Le ho detto che se mi vedesse ora penserebbe che ho fatto un patto col diavolo...ho solo fatto un patto con me stessa..amati per quello che sei, una splendida donna che ha scelto di vivere alla luce del sole...niente più grasso dietro cui nascondere le proprie insicurezze...è un alibi troppo a lungo sfruttato che non vale la pena cavalcare più...sono a dieta...senza fretta e senza sensi di colpa quando strafaccio (questo ricordatemelo quando mi dispererò per i bagordi sconvolgi bilancia!)...e sto meglio!
Non voglio somigliare ad una modella...difendo la mia unicità con le unghie e con i denti...non voglio uniformarmi a nessuno stereotipo di donna...sono io e mi basto!
LE SECCHE HANNO STUFATO!
Questo almeno pare la nuova tendenza di aziende che di marketing la sanno lunga, come Dove e Nike.
E così dopo la campagna di Dove a favore della autentica bellezza delle donne al di là dei modelli imposti dai media, ecco che anche la Nike scende in campo, proponendo immagini di donne tutt'altro che magre, muscolose e affatto conformi al modello di bellezza che tanto imperversa ovunque e sul quale faccio una piccola digressione.
Non so se ci avete fatto caso, ma l'ideale femmininle contro il quale si infrange ogni donna "normale" è in realtà la sublimazione di una femminilità da fumetto, composta attraverso un maschile, ridicolo e perverso collage transculturale: una vera globalizzazione!
Esaminiamo: molto femminile dalla vita in su (seno abbondante), molto androgina dalla vita in giù (fianchi stretti) e integralmente depilata (usanza orientale). E ancora, gambe lunghe, sedere alto e perenne abbronzatura sono caratteristiche spiccatamente afroamericane, il seno prorompente è mediterraneo, mentre gli occhi azzurri e i capelli biondi sono inequivocabilmente nordici.
Da ciò risulta evidente che qualsiasi donna che voglia somigliare a quanto sopra descritto e adeguarsi così alle richieste del "mercato", non ha altra chance che ricorrerre a una costosa equipe di personal trainer, parrucchieri e naturalmente chirurghi estetici. Mi pare evidente.
Ma forse qualcuno non ci sta più. Non sappiamo bene se la molla sia stata l'improvvisa presa di coscienza del fatto che le "morbide" sono la maggioranza e quindi, in termini di vendita, certamente la fascia di consumatrici più interessante, o se sia davvero una nuova cultura che si sta diffondendo e che, aziende con la costante necessità di essere sempre "sul pezzo" devono obbligatoriamente cavalcare per prime, fatto sta che la cosa mi sembra positiva.
E allora ben venga la donna palestrata come una nuotatrice dell'est europeo pre-caduta muro, che afferma sorridente di amare i propri muscoli e che con quelli spera di salvare il suo principe azzurro dalle acque, o la pubblicità del tonno Chickenofthesea dove la ragazza, una volta sola in ascensore, si rilassa mostrando una pancia trattenuta per troppo tempo, che vanno ad aggiungersi alla campagna della Dove della quale potete trovare dettagli e link più sotto.
Servirà ad arginare l'aumento delle patologie legate ai disturbi dell'alimentazione?
Sarà la volta buona nella quale le donne riusciranno finalmente ad essere se stesse?
O assisteremo al fenomeno inverso di donne geneticamente e irrimediabilmente secche che si gonfieranno di silicone come palloni?
Ho trovato questo sul blog di Lia Celi, scritto da lei anni fa e riporato poi il 21 marzo 2004; è un argomento sempre attuale, così come lo sono le ironiche e briose argomentazioni...
Le diete: una minaccia alla democrazia
Avete presente il finale della Maschera di ferro? Il gemello buono viene insediato sul trono e il suo doppio malvagio e dispotico finisce inchiavardato in una cella. Con la parola "dieta" è un po' la stessa cosa: lei regna, austera e benefica, sulle copertine dei settimanali patinati e sui nostri sensi di colpa, mentre nelle galere del linguaggio politico è incatenato il suo inquietante sinonimo: "regime". Proprio così, il vocabolario parla chiaro: dieta uguale "regime alimentare". Un regime autoritario, visto che per lo più consiste nell'eliminare dai pasti i cibi "sovversivi", soffocare i moti dello stomaco ed esercitare un controllo poliziesco su tutto ciò che passa nel piatto.
Come i regimi dittatoriali, le diete fanno promesse mirabolanti, pretendono l'accettazione fideistica di teorie non verificabili (il cioccolato fa ingrassare! il baccello di fagiolo assorbe i lipidi! chi mangia gorgonzola è perduto! spezzeremo le reni al tiramisù!) e hanno bisogno di additare ai sudditi un nemico: i grassi animali, le carni rosse, gli zuccheri composti o altre sostanze accusate di tramare nell'ombra contro la nostra forma fisica. Last but not least, le diete-regime troppo severe spesso crollano drammaticamente, rovesciate da una scorpacciata insurrezionale di gianduiotti o da un assalto notturno al piccolo, domestico Palazzo d'Inverno: il frigorifero.
Weight Watchers come Mein Kampf? Rosanna Lambertucci come Pol Pot? Non esageriamo. Quel che è sicuro è che fra molti beveroni "dietetici" e un bicchiere di olio di ricino l'unica differenza è il prezzo, sapore ed effetti sono identici. Ecco perché noi veri democratici dobbiamo diffidare di chi ci invita a "metterci a regime", anche se solo dietetico. E non importa se, guardandoci allo specchio in mutande, è forte la tentazione dell'autogolpe per mettere in riga quel corpo ciccioso e panciafichista, rammollito, come diceva Mussolini a proposito della perfida Albione, "dalla demoplutocrazia dei cinque pasti al giorno". Bisogna resistere all'impulso di fare di quella pancia sorda e grigia un bivacco per manipoli di germogli di soia e carote grattugiate. No, no: meglio indire un'assemblea costituente e modificare l'assetto istituzionale del menù possibilmente in tempo per l'ora di cena. Il sistema alimentare più equo dovrebbe essere un proporzionale non troppo secco, dove tutti i cibi sono rappresentati secondo la loro importanza nutrizionale, e concorrono al bene del corpo. Da scartare il modello francese (non c'è la pastasciutta) o il cancellierato alla tedesca (troppo calorico, basta guardare la stazza di Helmut Kohl), pericoloso il doppio turno in pasticceria. Il nostro obiettivo dev'essere una soluzione all'italiana, che lasci molto spazio ai verdi. Nel senso di ortaggi, naturalmente.
(aprile 1998)

di Marta Dell'Angelo
...viva le coscie tornite...